Galliani presidente della FIGC? Il nome che nessuno si aspettava

Adriano Galliani alla guida della FIGC. Ecco una di quelle notizie che leggi due volte perché la prima non ci credi. L’uomo che per decenni ha costruito il Milan, che ha trattato campioni del mondo come fossero figurine, che conosce il calcio italiano meglio di chiunque altro, potrebbe finire sulla poltrona più scomoda dello sport italiano.

Come nasce questa candidatura

Praticamente il contesto è quello di un calcio federale in fibrillazione, con la FIGC che cerca una figura di peso dopo le turbolenze degli ultimi mesi. Le polemiche arbitrali, le pressioni politiche, il clima di sfiducia generale hanno creato un vuoto di leadership che qualcuno deve riempire.

Il nome di Galliani circola negli ambienti che contano, quelli dove le decisioni vere si prendono lontano dai microfoni. Non è un’autocandidatura esplicita, sia chiaro. È il tipo di situazione in cui il nome viene fatto girare strategicamente, quasi per testare le reazioni, per capire se il terreno è fertile prima di esporsi ufficialmente.

E le reazioni, a quanto pare, non sono state negative.

Chi c’è dietro la mossa

Beh, in queste vicende non esiste mai un attore solo. Malagò, dal suo osservatorio al CONI, starebbe guardando con interesse all’ipotesi Galliani come possibile soluzione di compromesso tra le diverse anime del calcio italiano. Milan e Inter, le due grandi del nord, sembrano non ostili all’idea. E quando le due squadre di Milano vanno nella stessa direzione, diciamo che il peso specifico della cosa aumenta considerevolmente.

La Lega di Serie A ha i suoi equilibri delicati, le sue correnti interne. Galliani conosce quei meccanismi alla perfezione, li ha frequentati per trent’anni. Sa come funziona il sistema, sa dove sono le leve del potere, sa chi bisogna convincere e come farlo.

Credo che questo sia, in fondo, il vero argomento a suo favore. Non solo la competenza calcistica, ma la navigazione istituzionale, quella capacità di muoversi in ambienti complicati che non si impara dai libri.

Galliani: un profilo scomodo ma efficace

Però c’è l’altra faccia della medaglia. Galliani porta con sé un bagaglio di storia molto pesante, nel senso che è una figura divisiva. Chi lo ama lo considera un genio del calcio, chi lo critica lo vede come il simbolo di un’epoca in cui i grandi club facevano il bello e il cattivo tempo. E forse entrambe le cose sono vere contemporaneamente.

La FIGC non è il Milan. Guidare una federazione significa rappresentare tutti, dai grandi club alle piccole realtà dilettantistiche, dal calcio professionistico ai campetti di periferia. È un ruolo che richiede una sensibilità diversa da quella di un amministratore delegato di club, per quanto brillante.

Poi c’è la questione dell’età e del momento della carriera. Galliani è senatore della Repubblica, ha impegni istituzionali, ha il Monza da seguire. Quante cose si possono fare contemporaneamente, anche con tutta la voglia del mondo?

Nel frattempo il calcio giocato non si ferma, e partite come Fiorentina e Como che si giocano il futuro in Coppa Italia al Franchi ricordano che alla fine è sempre il campo a dare le emozioni vere, quelle che nessuna poltrona federale può replicare.

Il quadro complessivo

Quindi ci troviamo in una situazione fluida, dove i nomi si moltiplicano, le alleanze si formano e si disfano, e nessuno ha ancora scoperto le carte definitivamente. Galliani è un’opzione seria, non un’idea buttata lì. Ma tra il circolazione di un nome e l’effettiva candidatura ufficiale c’è un percorso lungo, fatto di trattative, di garanzie, di accordi.

Il calcio italiano ha bisogno di una guida federale forte e credibile. Se quella guida si chiami Galliani o qualcun altro, lo scopriremo nelle prossime settimane. L’importante, e qui mi permetto un’opinione personale, è che chiunque arrivi abbia davvero il coraggio di riformare un sistema che di riforme ha un bisogno disperato.

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